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Marketing

Business delle Start Up e Venture Capital

Oggi vogliamo affrontare un argomento particolarmente importante per tutti quelli che avessero intenzione di creare una Start Up. Oggi parliamo di Venture Capital, tradotto in italiano commerciale come capitale di ventura. Con questo vogliamo, per una volta, metterci anche nei panni di chi ha (o avesse) intenzione di finanziare una nuova idea.

Partiamo con la definizione del termine. Per “Venture Capital” si intende una forma di investimento ad alto rischio, perché prevalentemente orientata a finanziare startup innovative.

Uno dei principali problemi per le start Up

Come abbiamo scritto in uno dei nostri precedenti articoli, trovare l’idea vincente, non basta. L’innovazione e l’invenzione sono sicuramente alla base di un progetto, ma non sono sufficienti perché+ questo possa prendere forma e andare in porto. Il passaggio dall’ideazione di un progetto, alla sua realizzazione materiale, è reso possibile dagli investimenti di capitale.

Trovare i fondi per finanziare una propria idea innovativa, costituisce forse lo scoglio più grande, contro il quale i sogni di molti imprenditori, si trovano purtroppo ad infrangersi. Nelle fasi iniziali di un nuovo progetto, è possibile fare affidamento su capitali interni (capitale sociale, utili e finanziamenti dei soci), quando si parla di un’impresa già avviata. Quando invece si tratta di un’idea nuova in mano ad una nuova azienda nascente, è quasi sempre necessario trovare delle forme esterne di finanziamento (finanziamenti commerciali, debiti verso banche e istituti finanziari, mercati azionari ed obbligazionari, leasing, fondi pubblici, agevolazioni finanziarie e/o fiscali da leggi speciali).

Finanza alternativa

la Venture Capital è la forma di finanza alternativa per antonomasia. In buona sostanza si tratta, come abbiamo già detto, di investimenti ad alto rischio, ma con una potenzialità eccezionale. Si tratta di finanziamenti alternativi a cui solitamente le startup si rivolgono per realizzare i propri progetti. Le start up sono imprese con un alta percentuale di fallimento (3 su 4), ma sono anche aziende che. Quando riescono, garantiscono ai loro investitori un ritorno talmente alto da ripagarli anche di quanto hanno perduto nelle imprese fallite.

Le persone che fondano o gestiscono un fondo VC sono chiamati venture capitalist.

Come funzionano le venture capital

A differenza dei business Angel, che finanziano “di tasca propria” i progetti di start up, i fondi di capitale di ventura, devono invece essere raccolti. I fondi vengono quindi costituiti rivolgendosi soprattutto a fondi istituzionali. In questa categoria rientrano:

  1. le fondazioni bancarie
  2. gli enti previdenziali
  3. enti pubblici territoriali
  4. le assicurazioni
  5. le banche

Il venture Capital ha un proprio business plan quale viene determinato e fissato un preciso obiettivo di raccolta capitale. Il fondo raggiunge l’obiettivo quando riceve l’impegno formale da parte di tutti i suoi sottoscrittori ad erogare i fondi richiesti. Arrivato a questo punto il Venture Capital può iniziare ad operare e potrà iniziare a farlo in base a tre diversi focus d’investimento.

Focus d’investimento

Raggiunto il capitale il Venture Capital inizia la sua opera. Si muove in base al proprio focus d’investimento. Di conseguenza potrà muoversi rispetto a determinati settori d’interesse (biotech, robotica, comunicazione, ecc…), oppure in base allo stato di vita della startup (seed, early-stage, growth, ecc), o ancora rispetto alla quantità minima o massima di capitale che può essere erogato per singolo deal.

Il guadagno del Venture Capital

Veniamo al “perché” un venture capital dovrebbe avere interesse a finanziare ed investire in determinato progetto di una start up. Solitamente quando VC investe in una start up, ne acquisisce delle quote societarie. Molto spesso richiede anche di rivestire ruoli importanti nel direttivo della società. Inoltre, in alcuni casi, potrebbe mettere a disposizione della nascente impresa il proprio know how (competenze manageriali, tecniche, relazionali, ecc). In altri casi il guadagno del Venture capital potrebbe essere richiesto tutto insieme una volta che l’impresa è cresciuta notevolmente e solo a quel punto potrebbe pretendere la sua “exit”.

Quello che solitamente colpisce (e convince) un VC è la solidità e le competenze del team che presentano l’idea, ma non solo. Anche il mercato di riferimento a cui si rivolgono, gioca un ruolo molto importante e decisivo. Il prodotto/servizio deve avere target molto ampi e apportare un valore aggiunto notevolmente superiore al cliente finale, rispetto a quello offerto da un’eventuale concorrenza.

Limited partner (LP) e General Partner (GP)

I Vc come abbiamo visto sono costituiti da capitali messi insieme dagli investitori istituzionali più eventuali family office, holding, fondi sovrani, privati molto abbienti, ecc. Questi si definiscono Limited partner. In parole povere, sono quelli che ci mettono i soldi. Mentre i General Partner sono persone fisiche a capo dei LP (limited partner) che gestiscono i fondi e che, spesso e volentieri, possano diventare investitori del fondo stesso.

Il fondo di Venture Capital italiano per essere autorizzato deve avere la forma giuridica della SGR (società di gestione del risparmio).

Alcuni fondi di Venture Capital italiani

  • Five Seasons Ventures
  • Innogest Sgr
  • P101
  • Fondo italiano d’investimento (2 fondi VC)
  • Invitalia Ventures (pubblico)
  • Primomiglio Sgr
  • 360 Capital Partners

Come posizionarsi online: risalire la SERP passo dopo passo

Oggi non è più sufficiente avere solo un proprio sito internet. Il web negli anni è cresciuto in modo esponenziale ed è diventato una vera e propria giungla. In questa giungla di informazioni, è piuttosto facile perdersi e, peggio ancora, non essere trovati. Quindi è diventata di fondamentale importanza per le imprese (soprattutto per le Start up), non solo avere un proprio sito internet, ma essere in grado di farsi trovare, subito e bene dagli utenti. Avere solo un sito, ma non essere trovati, equivale avere un negozio in una strada senza sfondo, senza toponomastica, senza civico e non indicata in nessuna mappa o segnalata dai navigatori. Tanto vale abbassare la serranda e non pensarci più. Per evitare il bandone abbassato, quindi, è meglio lavorare sin da subito, sul posizionamento online.

Google la SERP: Search engine results page

Partiamo dalle basi. Google è uno dei più grandi motori di ricerca esistenti (non è l’unico però!). Gli addetti ai lavori sul posizionamento online combattono ogni giorno una dura “guerra” contro questo colosso del web. Infatti Google utilizza circa 200 diverse variabili per capire chi e cosa far apparire nei primi posti e nelle prime pagine, dell’elenco della sua ricerca. Questo elenco, se così lo vogliamo definire (tanto per semplificare), si chiama SERP. Acronimo di: earch engine results page, mostra i risultati delle ricerche che gli utenti eseguono sul motore stesso, stabilendo una classifica di apparizione in base a determinate variabili. Ora c’è da dire che le variabili analizzate sono tante, sono per l’appunto variabili e soprattutto non le conosce nessuno (nemmeno all’interno di Google stesso). Quindi capite bene la difficoltà della SEO e dell’ottimizzazione di un sito quando si cerca di posizionarsi online.

Nulla è perduto per posizionarsi online: ottimizzazione onsite

Anche se risulta piuttosto complicato riuscire a capire tutte le variabili utilizzate da Google per la propria SERP, il lavoro compiuto per posizionarsi online (che si chiama SEO), deve comunque essere fatto. Ribadiamo che è di fondamentale importanza soprattutto per le start up, per le quali è perentorio partire con il piede giusto sin dall’inizio. Esistono varie tipologie di SEO, cioè varie strategie da applicare e adottare per migliorare la visibilità del proprio sito. La prima cosa da fare è quella dell’ottimizzazione onsite. Si tratta di un lavoro complesso che deve essere eseguito in maniera certosina.

Una delle caratteristiche principali che Google analizza durante la lettura di un sito, sono i contenuti, la loro utilità, l’esposizione dei fatti, la formattazione utilizzata e da ultimo, ma non per importanza, la costanza di pubblicazione e aggiornamento.

Cosa, come e quanto scrivere: l’importanza di avere un blog interno

Riportare poche informazioni nel proprio sito, non piace a Google. Un sito vuoto, o semi vuoto, non è di gradimento al colosso di Mountain View (la loro sede operativa). Quindi i contenuti devono esserci, devono anche essere corposi e scritti bene. É inutile snocciolare parole su parole senza senso che non hanno capo ne coda. Quello che Google vuole, è si un contenuto consistente, ma anche e soprattutto UTILE. Bill Gates una volta affermò: “Content is king” . In seguito questa frase divenne un monito e un riferimento per chi si occupa di SEO. Google guarda ai contenuti e alla loro utilità per gli utenti. É importante dire qualcosa, ma che sia qualcosa di utile per chi legge. Inoltre è necessario rispettare anche alcune regole “grammaticali”, se così e vogliamo definire. Anche l’occhio (di Google) vuole la sua parte.

Quindi un testo che si rispetti dovrà essere redatto con i crismi del caso: H1, H2, Title seo, Meta description, suddivisione in paragrafi, lunghezza corretta di ogni paragrafo, elenchi puntati (che facilitano la lettura), ecc… Ecco perché è molto importante avere un blog interno al proprio sito.

Riguardate queste caratteristiche, diciamo che abbiamo iniziato con il piede giusto il nostro percorso SEO, ma siamo solo all’inizio.

SEO off-site: lavorare al di fuori di un sito.

Qui si apre un mondo. Certo non basta un articolo per spiegare tutto l’immane lavoro relativo alla seo off-site. Proviamo solo a darvi qualche informazione per fare chiarezza sull’argomento.

Riprendendo l’esempio di inizio articolo, quello sul negozio fisico collocato in una strada senza nome, possiamo dire che avendo messo a posto la seo onsite,è come se avessimo ristrutturato l’interno del negozio, attaccato l’insegna fuori dalla porta, messo il nome al campanello e attaccata la cassetta delle lettere.

C’è tutto questo, ma ancora non c’è il nome della strada. Difficile quindi essere trovati. Magari riusciranno ad arrivare da noi solo parenti, amici e conoscenti accompagnati da qualcuno che già è stato nel nostro negozio. Ma tutti gli altri?

Bene, se siete interessati a far arrivare sempre più gente nel vostro negozio, è necessario fare di più.

Link popularity

é una delle principali variabili analizzate da Google su un sito. Rappresenta la misura dell’affidabilità dei contenuti di un sito web. Per Link popularity si intende il numero di siti internet che si collegano a una pagina web. Per farla semplice. Quanto è conosciuto ed affidabile il mio sito? A questo Google guarda moltissimo. Aumentando la Link popularity, ne aumenta la credibilità e l’affidabilità e Google premia. Per migliorare la Link popularity si può lavorare sulla Link Earning e sulla Link Building.

Link Building

Consiste nel far pubblicare uno o più articoli redatti in ottica seo e contenenti un link che rimandi al nostro sito, su portati che trattano lo stesso argomento (o affini) e che siano autorevoli nel settore di riferimento.

Link Earning

consiste nella promozione di contenuti strategici capaci di stimolare l’attenzione spontanea e l’acquisizione di backlink (senza pagare o scegliere).

Social Media Marketing

Tutto quello che è legato ai social, oggi come oggi, paga. Paga in Link Popularity e paga nel posizionarsi online. Va da se che deve essere fatta con attenzione e mirata. Prima di partire deve essere fatta una pianificazione volta al raggiungimento degli obiettivi.

Non solo…

Insomma fino a questo punto abbiamo visto visto veramente quanto lavoro ci sia da fare per posizionarsi online. InnovareOggi è consapevole che non tratta di un lavoro da poco, o che debba essere fatto in modo discontinuo e approssimativo. Per questo motivo abbiamo uno messo insieme uno staff che sappia gestire a 360° le esigenze legate al posizionarsi online. Nulla viene lasciato al caso.

L’importanza del Personal Branding

Che cos’è e perché è così importante il personal branding? Si tratta di un insieme di attività, strategie e linee tattiche per la promozione del nostro personale brand, la nostra marca. Si tratta quindi di un’attività di consapevolizzazione e poi di struttura del brand che abbiamo realizzato. Se vogliamo vederla da un altro punto di vista, è il motivo per il quale un cliente, un datore di lavoro o un partner sceglie noi e non la concorrenza.

Il personal branding perché possa funzionare veramente deve definire una strategia, identificandone i processi. Deve coltivare e seguire la strategia adottata perché possa andare avanti senza intoppi. Deve farsi forza con un’efficace comunicazione. La parola d’ordine è: “DISTINGUERSI”.

Personal Brandig: noi e la nostra strategia

La distinzione dalla massa inizia con una buona strategia. La strategia serve per evidenziare i nostri punti di forza, quello che effettivamente ci distingue da tutti gli altri. Deve quindi mettere in evidenza quello che sappiamo fare, come lo sappiamo fare, i benefici che possiamo portare con il nostro intervento e i motivi per i quali dovremmo essere scelti.

Scommettere su se stessi

Non si tratta altro che di scommettere su noi stessi e vincere quella scommessa. Potremmo quindi dire che il personal branding è forma di “investimento” su noi stessi e le nostre capacità. Dobbiamo credere in quello che siamo e in quello che facciamo e promuovere al meglio le nostre abilità come professionisti unici e inimitabili sul mercato. Ecco perché è così importante avere una strategia funzionante e vincente a monte. Progettare e pianificare significa farsi comprare in anticipo. Vuol dire attirare le opportunità subito, sin dall’inizio sfruttando ed evidenziando quello che sappiamo fare meglio di tutti.

Personal Branding: la vera verità

è un titolo piuttosto ridondante, ma che spiega molto bene il punto al quale vogliamo arrivare. Per un’efficace personal branding non è sufficiente vendere meglio se stessi. Non è questione di falsificare la nostra personalità per attirare business angel, piuttosto che venture capital (nel caso volessimo metter su una start up). Fare Personal Branding significa semplicemente mostrare le nostre migliori capacità, nel modo più corretto ed esaustivo possibile, senza imbrogliare. Vuol dire proporci esattamente per quello che facciamo, spiegando nel migliore dei modi, il valore aggiunto che possiamo apportare ad un progetto. Ed è proprio in base a quel valore aggiunto che gli altri ci sceglieranno. Ricordiamo inoltre che il Personal Branding non coincide con il Social Media Marketing o con l’avere un Blog personale. Significa avere chiara la propria immagine e le proprie capacità e saperle trasmettere agli altri.

Tutto sotto controllo

Viviamo l’epoca del web 2,0. Un’epoca durante la quale la nostra immagine è sempre meno sotto il nostro controllo. Siamo per lo più quello che gli altri percepiscono di noi, soprattutto attraverso internet e Social Media. Questo comportata dei pro e dei contro. É imperativo saper sfruttare la situazione a nostro vantaggio, nostro, del nostro lavoro e del nostro brand.

Attraverso la “community” dobbiamo trasmettere la percezione di noi stessi e delle nostre capacità, creando sinergie a due vie. Noi verso il nostro pubblico, ma anche il nostro pubblico verso di noi. All’apertura di un dialogo, non potranno che seguire dei miglioramenti. Una volta quindi che avremmo mostrato quello che siamo e che siamo capaciti di realizzare, il dialogo con il pubblico evidenzierà pregi e difetti da migliorare. Anche in questo caso possiamo identificare una parola chiave: “Interattività”.

Brand Positioning

L’obiettivo ultimo del personal brandig è quello di riuscire a fissare nella mente degli utenti, il brand (o il nome del professionista) associato a una precisa peculiarità, a un concetto che inequivocabilmente lo distinguerà dai concorrenti. Questo viene definito come Brand Positioning.

Con il personal branding si influenza l’utenza attraverso determinate esperienze che possiamo fargli vivere. Oppure è possibile influenzare intere comunità virtuali, attraverso la percezione che gli utenti hanno di noi e del brand.

Abbiamo visto che fare personal branding non significa solo usare Social Media e avere un blog personale. Ribadiamo che vuol dire trasmettere noi stessi e le nostre capacità agli altri, magari sfruttando proprio canali di comunicazione interattiva come quelli messi a disposizione dal web.

Come fare personal branding

Occorre innanzitutto un brand a cui dare forma e sostanza. Sono necessari obiettivi e traguardi da raggiungere ed utile anche stabilire dei tempi in cui è necessario raggiungerli. La mission aziendale deve essere stabilita a priori (per mission si intende il fine ultimo di un’impresa che la distingue dai competitor) assieme alla vision (cioè la proiezione del contesto e dello scenario futuro in cui l’impresa intende operare). Non solo. Tutto questo deve anche essere ben chiaro al nostro pubblico. Se l’immagine di noi e del nostro brand non è definita nei minimi dettagli, anche agli occhi degli utenti, i nostri contorni risulteranno sfocati e non definiti.

I social network: la rete sociale del ventunesimo secolo

L’invenzione del nuovo millennio! I social network, in pratica una “rete sociale” attraverso la quale gruppi di persone si legano a livello umano e virtuale. La loro esistenza, intesa in senso lato, non rappresenta nulla di nuovo. Ma nell’era digitale che viviamo, i modi di connettersi e promuoversi, hanno assunto un significato del tutto nuovo (più veloce e alla portata di tutti). Prima gli approcci, le conoscenze e i rapporti si legavano e consolidavano attraverso strette di mano, lettere e passaparola. Tutto questo è adesso sostituito da Facebook, Instagram, LinkedIn, ecc…

I Social Network offrono nuove possibilità

Cambiano i tempi e di conseguenza cambiano i modi di rapportarsi tra le persone. In un’epoca altamente tecnologica come la nostra, i rapporti umani e professionali, molto spesso vengono gestiti a livello digitale. I social network riesco ad offrire grandi e nuove opportunità di interazione, che, se sapute sfruttare bene, possono trasformarsi un grandi occasioni di business. Si tratta di una grande verità che deve essere compresa sin da subito soprattutto da chi ha intenzione di aprire una start up.

Rapporti umani e lavorativi

Inizialmente la maggior parte dei social network veniva utilizzata a scopi “ricreativi”, se vogliamo definirli così. Servivano per connettere le persone, anche a grandi distanze, per trascorrere il tempo e per entrare in contatto con realtà diverse e lontane da noi. Poi, piano piano, si sono affacciate nuove grandi opportunità per la comunità virtuale. I social network sono stati visti, ed utilizzati, sempre di più, come “veicoli” per il business. Farsi conoscere, farsi vedere e trovare, sfruttati per campagne promozionali e per posizionarsi online. Insomma, sono diventate il nuovo combustibile del motore del business del ventunesimo secolo.

Marketing e Social Network

Per il mondo del lavoro i social network costituiscono una vetrina espositiva (e non solo) delle attività. Permettono alle aziende di rimanere sempre connessi con i propri clienti e di raggiungerne di nuovi. Questo è punto veramente molto importante per tutte quelle nuove aziende che si affacciano al mondo del business. Creano ponti di collegamento e rapporti comunicativi con nuovi potenziali clienti. Se utilizzati correttamente mostrano tutti pregi e i punti di forza di un brand, marchio, prodotto/servizio o di un singolo individuo. Il rapporto, il ponte virtuale, che instaurano con gli utenti, consolida la visibilità dell’azienda, aumenta la link popularity sul web, ne favorisce il posizionamento online.

Per ottenere tutto questo però è necessario avere alle spalle una strategia forte e mirata. Il fai da te in molti casi è deleterio non porta mai a buoni risultati. Noi di InnovareOggi lo sconsigliamo se si vogliono raggiungere degli obiettivi concreti. Quindi, voi nuove imprese, start up da poco create o ancora in fase embrionale, ci rivolgiamo soprattutto a voi, fate la cosa giusta sin dall’inizio. Evitate l’aiuto dell’amico o del parente per il vostro social media marketing e fatevi guidare da qualcuno del settore.

La strategia di social media marketing in 6 punti

Creare una strategia mirata per sfruttare i social network, non è facile, noi possiamo darti una mano, se vuoi. Nel frattempo proviamo a semplificarti in sei diversi passaggi come poterne iniziare a creare una.

1 – Stabilire degli obiettivi

Ogni strategia è mirata ad un obiettivo. Il primo passo da compiere è quindi quello di stabilire quali sono i risultati che si vogliono ottenere dai social network. I social permettono un monitoraggio costante e particolareggiato di vari obiettivi ai quali ambire. Dal numero dei like ottenuti, ad esempio, al numero di condivisioni raggiunte. Noi vi suggeriamo però di scegliere di raggiungere e monitorare obiettivi più concreti e coerenti con le vostre aspettative.

Scegliete quindi degli obiettivi che rispondano almeno a tre di queste diverse caratteristiche:

  • Specificità
  • Misurabilità
  • Raggiungibilità
  • Rilevanza
  • Time-bound (un limite di tempo massimo)

2 – Confronta

é importante ai fini strategici, capire il lavoro svolto finora. Vale a dire che è necessario capire in quale modo sono stati utilizzati fino a questo momento i social network. Cosa hanno portato? Cosa non hanno portato? I nostri competitor come hanno lavorato? I clienti come hanno reagito alle nostre proposte/iniziative? E così via. Quindi analizzare i dati raccolti e confrontarli con quelli della concorrenza per cercare di migliorare la nostra strategia. Da quest’analisi sarà possibile anche definire meglio la “mission” della strategia, cioè il fine ultimo. Ci aiuterà a capire gli errori fatti fino ad adesso e a cercare di evitarli in futuro.

3 – Scegli il social network corretto

Ogni social si rivolge per lo più ad un pubblico diverso, con richieste/interessi diversi. É importante quindi scegliere il social giusto per promuovere la propria attività/prodotto/servizio. Se avete già diversi account sarà necessario modificarli in base agli obiettivi che volete raggiungere. Altro grande aiuto alla promozione del nostro personal branding, è riuscire a “pubblicizzare” il nostro social network di punta su tutti gli altri social. In questo modo il reach di quello che pubblichi, aumenterà di livello.

4 – Trovate la giusta ispirazione

Trovare ispirazione da quello che esiste già, non significa scopiazzare a destra e a sinistra. La maggior parte degli utenti sta già utilizzando social e sta già rimanendo più o meno influenzata dalle proposte della concorrenza. Conoscere quello che gli altri fanno ed ispirarsi a loro per promuoversi, può portare grandi benefici.

5 – Create un piano editoriale

In un precedente articolo abbiamo visto che “il contenuto è re”. Questa regola non fa eccezione per le pubblicazioni sui social network. Quindi è importante stabilire a monte un piano dei contenuti e un calendario editoriale. Scegliete quindi cosa scrivere, come scrivere, che si occuperà di redigerli e crearli e soprattutto ogni quanto far uscire la pubblicazione nuova. La costanza e paga sempre.

6 – Controlla e adatta

Partita l’iniziativa sui social è importante mantenere un costante controllo dello stato di avanzamento della nostra attività. Per questa si possono usare strumenti di analisi interna ed esterna al social stesso. In base poi ai dati raccolti si potrà decidere di aggiustare il tiro della nostra strategia, apportando le modifiche necessarie a dare al pubblico, quello che il pubblico richiede.

Digital Marketing per Start Up e PMI: strategie vincenti

Nell’articolo precedente: “Start Up Marketing: qual è la direzione giusta”, abbiamo iniziato a capire il percorso che una start up deve percorrere per promuoversi efficacemente. Iniziare con il piede giusto è fondamentale, perché abbiamo anche visto che non è sufficiente avere “un’idea vincente” per mettere su una start up o PMI innovativa di successo. Il percorso da seguire deve essere chiaro sin da subito, quindi il piano di digital marketing deve essere impostato quanto prima. Se redatto in maniera efficace ed efficiente, darà risultati soddisfacenti, se redatto in modo approssimativo, si rivelerà essere un buco nero che attrarrà inesorabilmente tempo e soprattutto finanze.

Budget e promozione

Forse si tratta dello sbaglio più comune che venga compiuto quando si inizia a fare marketing (o in questo specifico caso: digital marketing per start up). Per non perdere la rotta ed evitare di fare il passo più lungo della gamba, è necessario, prima di ogni altra cosa, adattare alla “promozione” che si ha intenzione di fare, il proprio budget. Non il contrario! Promuovere la propria attività/idea online, è una mossa che deve essere considerata prima di subito. Di conseguenza, è necessario prevedere un relativo budget da dedicare a questa attività. Esistono poi vari accorgimenti per evitare sprechi di questo budget e una focalizzazione maggiore sull’obiettivo da raggiungere.

Iniziare prima della fine: crea aspettative

Titolo piuttosto enigmatico. In realtà esprime un concetto di base piuttosto semplice. Molte aziende iniziano a sponsorizzare e a far conoscere il proprio prodotto/brand, solo dopo che la produzione definitivamente conclusa. Questo può risultare essere fatale per il proprio business. Perché? Facile. Quando il prodotto/servizio sarà pronto e verrà lanciato sul mercato, gli unici che lo conosceranno, saranno quelli che lo hanno inventato e prodotto. Di conseguenza le vendite tarderanno. Si inizierà quindi a fatturare in ritardo, cioè solo dopo che le campagne pubblicitarie avranno fatto conoscere al grande pubblico il prodotto. Bene, per evitare tutto questo, è bene preventivare delle campagna di Digital Marketing prima ancora che il prodotto/servizio sia finito di essere realizzato. Questo servirà a far conoscere ai futuri potenziali clienti quello che la start up sta creando per loro. Le campagne di digital marketing serviranno ad illustrare tutti i pregi e i vantaggi del prodotto e creeranno un’attesa sui social, che, se saputa impostare adeguatamente, diventerà virale e crescerà di giorno in giorno. A quel punto il più sarà fatto. Quando il prodotto arriverà sul mercato, le vendite inizieranno sin da subito. I clienti sapranno già di desiderare quello specifico servizio/bene e faranno a gara per accaparrarselo prima degli altri. L’aspettativa (ri)paga.

La strategia è la base del successo

Come abbiamo già ripetuto diverse volte in passato, la strategia è l’anima del successo. Fondamenta indispensabili sulle quali erigere il palazzo del business. Inutile tirare ad indovinare. È necessario che tutto sia pianificato nei minimi dettagli. Per le start up e PMI un piano di digital marketing è indispensabile per mantenere alto il nome dell’azienda. Quindi è importante identificare con cura le piattaforme da usare per pubblicizzare correttamente i propri prodotti/servizi. I passaggi base per non sbagliare approccio:

  1. Identificare il target
  2. Stabilire gli obiettivi
  3. Analizzare il proprio sito ed identificare le keywords sulle quali lavorare
  4. Concentrarsi su una buona strategia di SEO e SEM
  5. Lavorare sul CONTENT MARKETING

All’inizio, soprattutto per una start up, può risultare veramente molto difficile individuare la corretta strategia di digital marketing da adottare. Per fortuna esistono agenzie di comunicazione (proprio come InnovareOggi) che possono rappresentare un sostegno veramente importante nelle fasi iniziali di definizione strategica.

Sapersi vendere

Per distinguersi dalla concorrenza esistono fondamentalmente tre diversi modi:

  1. Prezzo più basso
  2. Qualità superiore
  3. Prodotto/servizio innovativo ancora non presente sul mercato
  4. Una combinazione delle voci precedenti

Indipendentemente poi da quanto sopra, la differenza vera e propria la fa “il sapersi vendere”.

Quello che segnerà una netta differenza tra una campagna di digital marketing e un’altra, sarà la capacità della stessa di saper evidenziare, nel migliore dei modi, tutti i vantaggi dei propri prodotti/servizi. Saper vendere “benefici” ai clienti è la chiave per essere riconosciuti e apprezzati. Utilizzare il vasto canale del web per illustrare quanti e quali benefici il vostro prodotto/servizio apporterà nella vita dell’utente, sarà l’ago che farà pendere la bilancia a vostro favore, piuttosto che a favore della concorrenza. Tutto sta nel sapersi proporre al target giusto, nel momento giusto, attraverso il cenale giusto.

Critiche costruttive

Il web da alle start up e alle PMI un’ulteriore vantaggio, rispetto all’avvento di internet. Il confronto e le critiche. La vendita online oggi è diventata un’esperienza da condividere. Il web dispone di una propria voce. Una voce che altra e forte si fa sentire e si impone su tutto e tutti. Una volta che la sentenza viene decretata dalla voce del web, il prodotto/servizio potrà seguire un destino nefasto, oppure sarà innalzato ai vertici del mercato. Per dirla con parole povere. Il prodotto/servizio promosso nella propria campagna di digital marketing, verrà criticato e giudicato dagli utenti. Le critiche sono molto importanti. Anche se a volte fanno male e possono essere aspre e dirette, possono aiutare a capire i punti deboli di quello che viene venduto. Una volta capito dove sono le “pecche”, sarà possibile porvi rimedio e migliorare quello che viene offerto. Quindi è importante sfruttare i canali del digital marketing anche per acquisire informazioni e feedback su marchi, beni e servizi.

Reparto vendite

Detto quanto sopra, è naturale affermare quindi che i clienti potrebbero essere considerati il “reparto vendita” di un’azienda. Una verità più che assoluta, soprattutto per le start up. Il passaparola è la linfa vitale (e qualche volta il veleno) che può tenere in vita una start up. Sul web questo fenomeno è virale e rimbalza da una piattaforma all’altra, come un canguro impazzito. Una buona strategia di digital marketing saprà sfruttare al meglio questi rimbalzi di palla, per segnare diversi canestri a favore della propria squadra.

Startup Marketing

Le nuove aziende, che si affacciano per la prima volta al mondo del business, uno dei primi problemi che si trovano ad affrontare è quello legato al budget da dedicare al proprio marketing.

Negli articoli precedenti, abbiamo visto che tutto nasce da una buona idea, ma questa da sola non basta a far decollare una start up. Di idee buone in giro ce ne sono moltissime, il problema è riuscire a farle sviluppare e dedicargli un piano marketing adeguato per farle poi conoscere al grande pubblico. Intanto trovare i fondi per realizzare l’idea e farla anche promuovere non è così facile ( abbiamo visto come possono venirci in aiuto Venture capital, piuttosto che business angel). Ma trovati i fondi, a quali attività di marketing devono essere destinati, per riuscire veramente a decollare?

I pilastri dello start up marketing

Il marketing è uno strumento potente, grazie al quale, indipendentemente dal prodotto/servizio, può risollevare le sorti di un’impresa. Figuriamoci quindi quello che può fare per un’azienda nuova. L’importante in questo caso, è iniziare subito con il piede giusto, per evitare di ritrovarsi un futuro prossimo a colare a picco. Per evitare grossolani errori o mosse avventate, è sempre bene rivolgersi a dei professionisti. Sconsigliatissimo il fai da te. Questo perché, anche se all’inizio vi sembrerà di risparmiare, a lungo andare, per recuperare gli obiettivi non raggiunti, ci sarà da spendere ancora di più. InnovareOggi suggerisce alle nuove aziende di seguire i pilastri dello start up marketing:

  1. Identificare il target
  2. stabilire gli obiettivi
  3. Analizzare il proprio sito ed identificare le keywords sulle quali lavorare
  4. concentrarsi su una buona strategia di SEO e SEM
  5. lavorare sul CONTENT MARKETING

Ricerca di mercato e target

Il primo punto all’ordine del nostro elenco è l’identificazione del target. Come ogni altra azienda che si rispetti, prima di qualunque altra cosa, è necessario che sappiate a chi volete rivolgervi. Quindi parliamo di Target, oppure Audience, come preferite. Quello che conto è saperlo individuare correttamente. Come? Attraverso la ricerca di mercato”. Le indagini di mercato si fanno attraverso test del prodotto/servizio che si vuole commercializzare e studiando i propri competitor. Dall’analisi verrà fuori il pubblico che maggiormente risulta attento ed interessato al prodotto/servizio. Con questo dato alla mano si creerà poi il Buyer Persona. Il Buyer persona non è altro che il profilo del cliente ideale. Possono esserci anche più buyer persona, l’importante è che il profilo sia il più accurato possibile.

Obiettivi SMART

Una volta individuato il target si passa agli obiettivi. Inutile puntare troppo in alto con obiettivi impossibili da raggiungere. Di contro cercate sempre di puntare al massimo per ottenere il meglio. La strada giusta è come sempre una via di mezzo. Quindi gli obiettivi di una nuova società per lo start up marketing devo essere SMART:

Specific, Measurable, Attainable, Realistic, Time-bound

Vale a dire:

  • specifici
  • misurabili
  • raggiungibili
  • realistici
  • devono avere una scadenza.

Posizionarsi online

Abbiamo dedicato un intero articolo a questo argomento perché lo riteniamo di vitale importanza, soprattutto per le start up, per rimanere vive e attive sul mercato.

Tutto inizia dalla pianificazione delle parole chiave sulle quali voler lavorare, in base al target dei clienti ai quali vogliamo rivolgerci. Posizionarsi online è un lavoro duro che deve essere fatto in modo costante e continuativo per risultare naturale agli occhi del motore di ricerca. Quindi è necessario individuare delle parole chiave “a coda corta” e a”coda lunga” sulle quali concentrarsi per non disperdere tempo, fatica e denaro.

Solo una specifica. Le parole chiave a coda corta sono tutte quelle parole “secche” che identificano in modo imprescindibile il prodotto/servizio che offriamo. Quelle a coda lunga invece lo identificano con più termini.

SEO e SEM

Abbiamo visto che la SEO è un insieme di operatività, strategie e attività attraverso le quali è possibile far posizionare online il proprio sito. Esistono moltissime diverse attività SEO, che vanno dalla link building, Link Earning fino ad arrivare alla SEM.

SEM è acronimo di Search engine marketing ed è l’insieme di tutte le attività volte a portare il maggior numero di traffico possibile verso un sito. Parliamo di attività Pay per Click. Rapida e fugace. Appena finito il budget si scompare dal radar del motore di ricerca.

CONTENT MARKETING

Anche in questo caso abbiamo visto in un precedente articolo l’importanza dei contenuti. Che si tratti dei contenuti del sito, piuttosto che quelli del blog, oppure di una landing page, quello che conta per i motori di ricerca sono i contenuti di qualità. Quindi mano alle tastiere e illustrate per filo e per segno tutto quello che potrebbe tornare utile ai vostri clienti. Il marketing web in questo caso ve ne renderà grazie. Inoltre non dimenticate mai di curare i Social Media, rappresentano la vera rivoluzione in quest’epoca digitale che potrebbe segnare la differenza tra una start up vincente e una supernova.