-1
archive,tag,tag-business,tag-27,stockholm-core-1.2,select-theme-ver-5.2,ajax_leftright,page_not_loaded,wpb-js-composer js-comp-ver-6.1,vc_responsive
Title Image

Business Tag

Chi sono i Business Angel e come possono contribuire ad una start up?

Ad oggi le start up hanno moltissime strade da percorrere per veder finanziati e realizzati i propri progetti. Una di queste strade ha il nome di Business Angel. La loro presenza in Italia, negli ultimi anno, si è notevolmente rafforzata, grazie alla sempre più crescente presenza di incubatori, acceleratori e portale di equity crowdfunding. Queste strutture infatti riesco ad attrarre, coordinare ed organizzare i vari interventi dei business angel.

Chi sono i business angel

A differenza dei Venture Capital, che abbiamo visto essere dei capitale raccolti da fondi istituzionali, i Business Angel, partecipano alle start up, finanziando i progetti con i loro personali risparmi e fondi. Inoltre non si limitano a finanziare il o i progetti selezionati. Molto spesso partecipano in prima persona alla loro realizzazione. Questi investitori di capitale di rischio, una volta che hanno conosciuto il progetto proposto e vi si sono appassionati, possono decidere di parteciparvi, oltre che finanziariamente, anche con la loro esperienza, piuttosto che con conoscenze e contatti. Il loro interesse, quindi, non è sempre e solo economico.

Il capitale investito dai Business Angel

Vediamo ora nel dettaglio con quanto capitale, materialmente, possano contribuire i business angel in un progetto di una start up.

I BU (business Angel), possono finanziare singolarmente il progetto, oppure farlo in gruppo. In quest’ultimo caso parliamo di syndacation. In questo modo il rischio e il capitale vengono ripartiti (si possono comunque raggiungere cifre ragguardevoli).

Solitamente i BU intervengono in una start up durante la loro fase di “early stage”, vale a dire nelle prime fasi di vita di un’impresa, che comprendono le operazioni di seed e quelle di start up.

Parlando di cifre possiamo dire che l’investimento va da un minimo di 5-10 mila euro, fino ad arrivare a 100-200 mila euro. Difficilmente i contributi dei BU superano i 500 mila euro (ma non è mai detto). La partecipazione finanziare del BU al progetto, ne prevede la cessione di quote societarie. Il quantitativo delle quote dipende sempre dagli accordi presi a monte con le start up.

In Europa esiste un’associazione ad hoc di business angel, chiamata: IBAN.

Come trovare i business Angel

Non è facile. Non esiste una mappatura precisa, dettagliata e sempre aggiornata di questi investitori. D’altra parte dobbiamo considerare che per diventare un BU non occorre proclamarlo ai quattro venti, ne è necessario iscriversi a particolari associazioni. Chiunque disponga di capitale e voglia investire in una nascente impresa innovativa, che comporta alti rischi finanziari, può diventare un business angel. Quindi chiunque abbia delle disponibilità di capitale e una mattina si svegli e voglia investirli in un progetto di una start up, diventa automaticamente un BU.

Per queste ragioni è sempre molto difficile trovare i nostri personali “angeli”. E sempre per questo motivo, anche noi di InnovareOggi, preferiamo sempre consigliarvi di iniziare facendo riferimento alle varie associazioni già esistenti, come l’IBAN ad esempio.

IBAN – Italian Business Angel Network

Abbiamo visto che l’IBAN è una delle tante associazioni di BU presente anche in Italia.

Vogliamo riportarvi la descrizione precisa di business angel che viene data direttamente da loro:

“In genere sono ex titolari di impresa, managers in attività o in pensione, che dispongono di mezzi finanziari (anche limitati), di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Hanno il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l’interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell’uscita; l’obiettivo dei Business Angels è quello di contribuire alla riuscita economica di un’azienda ed alla creazione di nuova occupazione.”

Syndacate investing: l’investimento in cordata

Usiamo un termine più tradizionale, abbandonando per una volta gli inglesismi. I BU preferiscono, quasi sempre, investire in cordata, piuttosto che in solitaria. Questo significa che, invece di investire da soli in un unico progetto, preferiscono farlo con altri BU su più progetti. In questo modo i rischi di perdita di capitale si riducono notevolmente. Questa tipologia di investimento a catena, ha preso sempre più piede negli ultimi anni. Dati alla mano, se controllate le statistiche della AngelList (piattaforma che permette di costruire syndicate di soli investitori accreditati), ha raccolto oltre 600 milioni di dollari.

Lead Investor

Abbiamo anche detto che chiunque disponga di capitale può diventare un BU. Il rischio però è sempre molto alto. Per questo motivo un’altra forma di investimento, che si sta affermando sempre di più, è quella della partecipazione (anche con un minimo di capitale) a progetti nei quali un esperto BU faccia da guida a tutti gli altri investitori. Queste figure si chiamano Lead investor e ci mettono personalmente la faccia per attirare altri nuovi investitori nel progetto che hanno deciso di finanziare. Sotto la loro guida è possibile ridurre i rischi, nonostante l’investimento venga fatto in start up innovative, che di per se sono molto rischiose.

Business plan: cos’è a cosa serve e come realizzarlo

Il business plan (BP) è il documento attraverso il quale viene definito un determinato progetto. Individua strategie ed obiettivi e pianifica le azioni finanziarie ed economiche da affrontare per la realizzazione e lo sviluppo del progetto stesso. Insieme al business model, si tratta di uno strumento fondamentale per qualunque imprenditore, per ottenere sempre maggiore consapevolezza della propria azienda. Redigere correttamente un BP non è cosa da poco e non tutti hanno le competenze necessarie per poterlo realizzare al meglio. Esistono però molte figure professionali (come ad esempio commercialisti specializzati nei BP) che sanno sicuramente come fare un business plan.

Funzione Interna ed Esterna

Il Business Plan ha una duplice funzione. Internamente serve da linea guida nei processi decisionali. Guida ed informa contemporaneamente il management, introducendo una serie di informazioni finanziarie ed economiche, da tenere in considerazione durante i processi decisionali.

Non solo. Dal punto di vista esterno, un business plan diventa lo strumento fondamentale per proporre un progetto nuovo (o la rielaborazione di uno vecchio) a partner esterni l’impresa. Quando risulta necessario presentare un progetto a potenziali investitori, operatori economici esterni all’impresa, il BP diventa lo strumento per mettere in luce ogni aspetto economico del progetto.

Come fare un business plan

La redazione di un BP prevede una serie di sezioni che devono essere compilate con rigore per avere un’efficacia comunicativa chiara e d’impatto. La preparazione è molto complessa e come abbiamo visto, non tutti sanno come fare un business plan. Questo dipende soprattutto dal fatto, che la sua realizzazione risente molto delle finalità per cui viene redatto.

Lo scopo di un buon BP è quello di permettere all’imprenditore di valutare la validità e l’efficacia della propria idea. Allo stesso modo deve permettere agli eventuali finanziatori esterni di valutarne la solidità e la fondatezza. Il BP deve inoltre mettere in luce il potenziale del progetto e il suo livello di innovazione. Purtroppo ( e per fortuna) non esiste un modello prestabilito per un BP come si deve.

É buona cosa però rispettare alcuni criteri fondamentali per evitare grossolani errori e riportare tutte le informazioni necessarie allo scopo.

Presentazione e parte iniziale

Per vedere come fare un business plan iniziamo dicendo che nella presentazione iniziale dovranno essere riportati almeno le seguenti informazioni:

  1. un riassunto per sintetizzare l’iniziativa
  2. gli obiettivi
  3. le strategie
  4. i costi
  5. i finanziamenti richiesti
  6. l’uso che si intende fare dei finanziamenti stessi

é sempre buona cosa inoltre preferibile riportare in allegato le parti non strettamente attinenti al progetto (come informazioni di supporto) ed eventuali curricula dei soci.

La presentazione dell’impresa dovrà occupare la prima parte del BP (quindi tutte le informazioni relative alla struttura societaria, all’oggetto sociale, all’organizzazione, al campo di attività e alle sue prospettive future).

Se si tratta di una società già in essere, si può allegare anche la redazione di una storia aziendale (economica e sociale). Mentre se si tratta di una Startup innovativa, sarà corretto indicare tutte le fasi del progetto, quelle già realizzate e quelle ancora da affrontare.

Essenzialità riassuntiva e schematica

Tutte le informazioni dovranno essere riportate in modo sintetico ed esaustivo. Il BP dovrà evidenziare quello che si intende realizzare, l’ubicazione dell’attività (dove possibile) e la linea generale di spese preventivate. Nella descrizione dei prodotti e/o servizi offerti, non ci si dovrà limitare a farne un mero e semplice elenco. Quello che è importante è la capacità del BP di mettere in evidenza il valore aggiunto che il nostro bene/servizio potrebbe apportare al cliente finale.

Analisi di mercato

La parola chiave per sapere come fare un business plan, è “conoscere il mercato”. Il primo passo da compiere infatti, prima di mettersi al tavolino a redigere testi, numeri e dati, è quella di procedere con un’analisi approfondita del mercato di riferimento.

Individuato il target di consumatori ai quali vogliamo rivolgerci, il BP costituirà l’analisi attraverso la quale decidere i processi di commercializzazione del prodotto/servizio. Determinerà inoltre il costo al quale proporre il prodotto/servizio. Il BP tiene in considerazione molteplici fattori per determinare un corretto prezzo di vendita sul mercato. Primo fra tutti l’esistenza di eventuali concorrenti già presenti o di eventuali nuovi concorrenti, e il loro relativo posizionamento sul mercato di riferimento.

Le risorse finanziarie

Punto nevralgico di un business plan. Come fare un business plan senza indicare le risorse finanziarie con le quali realizzare, sostenere e promuovere un progetto? Impossibile! L’intero concetto di BP ruota attorno a questo asse. Si dovranno quindi distinguere ed evidenziare tutte le fonti intere:

  1. capitale sociale
  2. utili
  3. finanziamenti dei soci

e le fonti esterne:

  1. finanziamenti commerciali
  2. debiti verso banche e istituti finanziari
  3. mercati azionari ed obbligazionari
  4. leasing
  5. fondi pubblici
  6. agevolazioni finanziarie e/o fiscali da leggi speciali

Leve di Marketing

Infine un BP che si rispetti, deve indicare tutti i canali di marketing che l’impresa intende adottare per promuovere e sostenere il proprio progetto. Questo significa elencarne i canali e soprattutto i costi. Dal posizionamento del prodotto, al sistema dei prezzi, dai canali distributivi, alla politica finanziaria, considerando anche l’organizzazione commerciale e le politiche commerciali che vorranno essere adottate.

Nessuna paura!

É complesso, ci rendiamo ben conto. Si tratta però di un documento importante per ogni attività, soprattutto per le starup innovative. Consapevoli del suo peso, noi di InnovareOggi, affianchiamo le nostre startup per redigere business plan e business model esaustivi e sintetici. Un’arma in più per ottenere finanziamenti e sovvenzioni alle idee del futuro.